21 agosto 2005


All you need is love, love... Posted by Picasa

25 luglio 2005

Oggi Teresa

Di un giorno bruciato dal niente racconterò
a nessuno, ma negli occhi lo leggeranno tutti. Di niente, di niente parlerò.
Mi ascolteranno i fiori,
che nel loro ridere al sole possono sopportare tutto.
Mi applaudiranno gli uccelli, che nel loro volare s'imbattono spesso nella
mia anima. Mi baceranno i poeti,
che nel loro amare immenso mi riconoscono
loro gemella. Io che sono sabbia e terra, io incapace di parlare, io che
nel mare desidero dormire, io il niente lo lascerò a nessuno.
E questo giorno sarà dimenticato.

17 luglio 2005

Assembly

“Maestro, insegnami”

“Bene. Sappi che non ti darò verità assolute. La verità assoluta è e risiede esclusivamente nel Creatore e si manifesta attraverso il suo agire.

Sappi inoltre che non ti dirò niente che tu non sappia già, in fondo al tuo cuore. Ritroverai le tue conoscenze dimenticate nelle mie parole.

La Sua forza ti anima e il Suo amore di motiva. Sappilo, ti ha fatto per questo, ogni tuo tentativo di deviare ti porterà all’insuccesso. Al contrario, adempiere lo scopo ti recherà felicità.

Questa energia è più potente di quanto tu possa pensare. Varie categorie di persone hanno tentato più o meno seriamente di conoscere questa fondamentale parte dell’uomo, arrivando più o meno lontano alla verità. Molti sono i nomi che questa parte di noi ha ricevuto, anima, spirito, ki…Ma il mio scopo non è quello di spiegarti la differenza tra questi termini, che, come del resto qualsiasi altra parola, non possono incarnare appieno il significato del concetto di cui ti parlo.

Ho detto che è una parte di noi: anche questo non è del tutto corretto. Potrei dirti che lo è nella stessa misura in cui i tuoi organi fanno parte del tuo corpo, o in cui i tuoi pensieri fanno parte della tua coscienza… Ma in realtà quello che siamo trascende queste distinzioni ancora una volta: è un organico, meraviglioso, perfetto unicum quello che noi siamo.

Una maggiore consapevolezza di sé stessi nella globalità di questo unicum reca maggiore serenità.”

“Voglio conoscere me stesso”

“Non sei il primo a dire una cosa del genere… E ciò non significa che tu non abbia ragione, o meno. Però è un buon punto di partenza.

Demolire ogni a priori, ogni pregiudizio, conscio o meno, in te sarebbe la cosa migliore, a questo stadio. Non esistono regole fisse, leggi e percorsi stabiliti. Ognuno di noi ha la responsabilità di destreggiarsi nelle varie scelte che gli si parano d’innanzi. Farlo con completa autonomia va a tuo onore. Prendere le giuste decisioni, quello è un altro discorso.

Cosa ti dice che quello che tu stai pensando non sia già stato pensato esattamente in questi termini da un altro come te o in termini opposti da un tuo opposto, o entrambe le cose, magari alternando le condizioni? Chi ti dice invece che forse sei proprio il primo a farlo in tal maniera? Ricorda questo dubbio: tale stato di indeterminazione può aiutarti a ricordare che forse ti stai prendendo troppo o troppo poco sul serio.

Se saprai chi sei, potrai essere te stesso.

Se sarai te stesso, gli altri saranno loro stessi con te e potrai conoscere anche loro. Ma un passo alla volta.

“Sei il risultato di ciò che pensi. Sei anche il risultato di ciò che provi. Le due cose hanno corrispondenza biunivoca, l’una influenza l’altra e viceversa. A questo punto è indifferente dove tu decida di agire per prendere il controllo di ciò che sei e di ciò che divieni. La maggioranza tende a controllare meglio i pensieri che le emozioni, ma non è detto che debba essere necessariamente così anche per te.

Inserisciti in questo circuito coscientemente, il procedimento ha risultati sicuri che filtreranno fino all’inconscio e oltre, se sei fortunato.

Questo che ti sto presentando è uno strumento di controllo sul tuo essere.

Puoi usarlo anche come strumento autoconoscitivo. Mi ripeterò, ma da questo deriva che potrai comprendere anche coloro che ti circondano.

“Chiediti sempre il perché di quello che hai appena pensato o detto. Se non trovi in te diversi motivi validi a sostegno dell’affermazione, scartala perché probabilmente non viene da dentro di te.

Ricerca ovunque invece cose, princìpi in cui credere, sulle quali fare affidamento e costruire, basi valide. Da lì passo passo costruirai te stesso, ritrovando quello che non credevi di aver mai avuto.

“Sforzati costantemente di pensare positivo. I tuoi pensieri/emozioni influenzano l’esito delle tue azioni e quelle degli altri molto più di quello che credi. Non convincerti che andrà male riguardo a niente, o ne comprometterai davvero il risultato. Convinciti di ottenere invece esiti positivi, e incrementerai le possibilità di conseguirli.

Si chiama ottimismo, ed è una buona cosa.

Ci vuole forza, è vero. Impegno.

“Maestro, ho fatto un viaggio dentro me:

Esco. Ascolto, guardo, annuso. Tutto intorno a me sembra nascondere qualcosa, tutto sembra messo lì ad aspettarmi. Non gira un’anima, eppure non sono solo. Penso al passato ed al futuro, ma non ci capisco granché. L’ambiente è inquietante, perché è troppo tranquillo e rilassante. C’è anche un bel panorama. Vedo l’universo.

Non sento nulla, a parte il canto delle creature alate, invisibili, onnipresenti. “Sarà tutto finto?”, mi chiedo, ma tutto è fin troppo verosimile. Chiunque non avrebbe potuto che rilassarsi, e sono teso come la corda dell’arco che sta per lanciare la freccia. In alto scorgo una caverna. “E’ troppo alta per arrivarci”, penso, e immagino di trovarmi al suo interno. Mi trovo al suo interno.

Non c’è niente, se non la nuda roccia sulla quale mi appoggio per non vacillare. Dopo una curva c’è una galleria, di cui non vedo la fine. Ai lati ci sono innumerevoli quadri, tutti raffiguranti persone. Le conosco tutte, tranne una. Mi soffermo davanti a questa. Sullo sfondo del quadro c’è un lago, una montagna, fiori, una casa. "Come mi piacerebbe essere lì!", penso. Mi trovo lì.

Il paesaggio è identico, solo non c’è la casa. Il lago sembra dire “tuffati”, ma per il momento preferisco di no, perché la sua limpidezza mette soggezione. La montagna, come un imponente monito dice torna indietro. Quindi mi volto.

Vedo un’immensa valle, verdissima, irrigata da molti fiumi blu, verdi. Il cielo è azzurro, c’è foschia. Ascolto strida come di animali sconosciuti. Voglio attraversare la valle. Ho attraversato la valle (comincio ad abituarmi).

Metto piede su una collina. Sulla cima c’è un cartello a forma di freccia che punta verso l’alto. Guardo in su e vedo un foro. Stavolta non desidero recarmi lì, ma mi ci trovo lo stesso. E’ come una soffitta. Il tetto è scuro e non si vede. Il pavimento è la notte, ci sono anche le stelle. Volendo ci si può vedere attraverso. In fondo alla “soffitta” c’è una cassa di legno. Voglio vedere cosa c’è dentro. La cassa si apre. Dentro c’è un vecchio libro polveroso. Lo apro: è un album di fotografie. Non conosco nessuno di quelli che vedo nelle foto, ma i paesaggi mi sono tutti familiari. Ne riconosco uno in particolare: è un’isola tropicale. Vado (lo voglio) sull’isola.

Mi ritrovo davanti ad un oceano caldissimo. Dietro di me c’è una foresta fittissima. Seguo la costa. Arrivo ad un promontorio. Sopra c’è un faro. So che è abbandonato. Mi porto sulla cima. Dai quattro angoli di vetro si vedono i quattro angoli del cosmo. Nel primo non si capisce niente, è un caos totale (ma creativo). Nel secondo si distinguono stelle, pianeti, corpi celesti. Nel terzo c’è una seconda confusione (stavolta distruttiva). Nel quarto ci sono altri pianeti, stelle eccetera, simili a quelli del secondo ma più belli. In questo vorrei andarci, ma non ci riesco. Torno indietro.

Al centro dell’isola c’è un vulcano. Vado sul bordo del cratere. So che la lava al suo interno non brucia quindi ci vado dentro. Il paesaggio cambia istantaneamente, e mi trovo in una sorta di vasca senz’acqua, al centro di una stanza. Da un oblò si vede il mare. Dall’altro si vede il cielo. Non c’è via d’uscita. Mi allontano dagli oblò fino a che i miei occhi puntano uno in un’apertura e un’altro nell’altra. Quindi esco dalla stanza.

Sono su un’isola. Galleggia nell’aria. C’è un ponte. Scende a spirale verso terra, nella foresta. Scendo dall’ultimo scalino e mi ritrovo sull’isola galleggiante. Penso di far girare l’isola. L’isola gira su se stessa facendo toccare al ponte il bordo di una fessura nella parete rocciosa. Scendo dal ponte. Sull’ultimo scalino la fessura si ingigantisce a dismisura.

Guardo in là e vedo una stanza senza tetto, è notte ma non c’è luna. Ci sono molte fiaccole che illuminano una specie di arena al centro della stanza. Cammino fino al centro dell’arena. C’è un cerchio rosso. Guardo il non-tetto. Appare la luna. Vengo tirato su ed entro nella luna.

Sto volando. Vedo campi, fattorie vuote, strade deserte, e dei rilievi in lontananza. L’odore che sento mi ricorda qualcosa. Prendo coscienza del fatto che so volare. Quindi cado. Appare un mucchio di paglia che mi salva. Davanti a me c’è un mulino a vento diroccato, molto macabro. Mi avvicino. La fonte di luce presente nell’ambiente tramonta improvvisamente, proiettando su di me l’ombra del mulino. Il mulino ha quattro pale. In una c’è una caverna, in un’altra c’è una montagna, in un’altra c’è un vulcano, nell’ultima c’è un gallo a vento. Al centro ci sono delle iscrizioni che non capisco. Perdo i sensi.

Mi sveglio, sono su una mongolfiera. C’è una luce bianca. Sotto di me c’è il mare. Non c’è vita. Vedo una specie di boa. Ci vado. La boa sparisce, si forma un vortice d’acqua che mi risucchia. Mi trovo in una galleria di vetro. Il panorama è spettacolare. Cammino per metri, forse chilometri. Sembra tutto uguale. Voglio qualcosa di diverso. Improvvisamente appare un bivio. A sinistra si scende, c’è una luce rossastra. A destra si sale, c’è più luce che qui. Non so che fare, rimango fermo. Appare un ascensore trasparente. Ci entro.

Ci sono tre pulsanti luminosi. L’ultimo in basso è acceso, indicandomi dove sono. I pulsanti non si premono. Penso a come potrebbe essere il terzo pulsante acceso. Si accende, ed è esattamente come lo immaginavo. Scendo in un sentiero di mattonelle.

Tutt’intorno ci sono aiuole e siepi. Ho paura di perdermi. Da una parte c’è un distributore di gomitoli. Penso che sia una presa in giro, poi penso che sia una presa in giro molto utile. Prendo un gomitolo. Il filo è arrotolato attorno ad un cilindro di metallo cavo. Guardo all’interno, e vedo che il paesaggio è completamente diverso. Seguo la diversità del gomitolo fino a che arrivo davanti ad un muro. Scosto il gomitolo dall’occhio e vedo un prato immenso. C’è di nuovo la caverna dei quadri. Entro cerco il quadro dello sconosciuto. Ora lo riconosco. Sono io.”

“Devo dire che possiedi una discreta dose di intuizione. Tutto quello che hai scritto è potenzialmente vero. Almeno, lo è nella misura in cui proviene da te. Sicuramente, a questo stadio, risentirai ancora delle imposizioni e delle influenze esterne. Ma non preoccuparti.

Non interrogarti freneticamente sul significato di queste immagini, come fanno molti, con tediosi o ingegnosi procedimenti. Non ti parlerò della loro validità… ti sto dicendo di trovare il tuo modo di capirti. Non affidarti ad altri. Non affidarti a me. Diffida di ciò che ti sto dicendo, ancora: non ho la verità assoluta. Quello che dico può valere per tutti, per uno, per nessuno. Può valere in tutti i casi, in un caso, mai. Ma il fatto che io possa enunciarlo dovrebbe significare qualcosa, non trovi?

Allora, abbandonati alle tue visioni. Riesuma il potenziale creativo seppellito dagli schemi imposti. Ascolta il tuo essere vibrare e comunicare nel suo unico modo, del tutto peculiare e irriproducibile. Pervaditi di questo, sali sulla nave del tuo istinto e molla gli ormeggi. La prima spiaggia su cui approderai sarà in genere quella giusta. Ti aspettavi che ti illustrassi il significato di ciò che mi hai mostrato?”

“No, maestro”

“Bene, vedo che inizi a capire”

“Come ho detto, la tua fede influenza ciò che accade. Non ti spiegherò se la tua mente influenzi la realtà o se si illuda di farlo o se sia la tua percezione in proposito a cambiare. Ma l’importante è il risultato. Secondo te è più felice colui che sa di stare facendo una cura contro la sua malattia o colui che guarisce perché crede di non avere nulla? Riponi fiducia nelle tue capacità, nelle tue energie, nel tuo corpo. Non tradire loro e loro non tradiranno te. Prenditi cura di loro e loro ti sapranno ricompensare. Impara ad amarti. Se non sai amare te stesso non potrai amare gli altri, e probabilmente non sarai neanche amato. Ma non posso ora parlarti anche dell’amore, impiegheremmo troppe vite. Prendilo solo come presupposto fondamentale del mio discorrere.”

“L’amore è il presupposto fondamentale…”

“Esatto. L’amore universale; è la prima cosa, causa e fine del tuo essere, unico in questo. A causa dell’amore esisti, ed esisti per amare. Non l’arte, l’amore è fine a se stesso e non ha bisogno di ulteriori motivi per essere e manifestarsi. Non ha bisogno di definizioni, quindi non ne parlerò oltre. Trovati uno scopo nella vita. Solo: fa’ che sia imperniato sull’amore.”

“L’energia scorre attraverso te lungo molteplici sentieri. Essa arde nel tuo corpo come fuoco, scorre in te come acqua e ha la dinamica del vento. Puoi riscoprirla come una vena d’oro semisepolta nella roccia.

E’ la forza più potente di cui dispone la tua volontà: controllarla significa controllare il proprio corpo e la propria mente (ancora diverse espressioni dello stesso unicum) e fare questo al massimo grado implica una suprema serenità oltre a una salute perfetta.

Nessuno è mai riuscito ad arrivare alla perfezione, ma questo è purtroppo un limite della nostra attuale natura imperfetta.

Tale controllo, tale accresciuta consapevolezza di sé, è correlato alla aderenza del nostro essere al modello secondo il quale siamo stati creati. L’unico modo è seguire le vie dell’amore, sforzarsi con ogni grammo di forza di seguire ciò che spesso ci sembra la cosa più difficile da fare.

Col tempo imparerai ad ascoltarti, percepire dapprima per intero i tuoi pensieri e le tue emozioni. Quindi comincerai a vedere parte delle stesse cose presenti in te negli altri, e saprai riconoscere in loro comportamenti e cause delle quali non avresti mai sospettato prima. Affinando ulteriormente la tua consapevolezza riuscirai a percepire in te la tua propria energia, inizialmente sottile e ineffabile come un alone di vapore nella luce del mattino, poi sempre più delineata e precisa come percorsi di luce. Indirizzala a tuo piacimento, ma rispetta la sua natura d’amore, altrimenti si ritorcerà contro di te, e perderai tutto ciò che hai guadagnato.

09 luglio 2005


Ecco Gigli! Posted by Picasa

15 giugno 2005

Dichiarazione all'assicurazione (davvero)

Quando sono arrivato a casa ho scoperto che il vento aveva
fatto volare dal tetto alcune tegole. Ho quindi installato
sul tetto una trave con una carrucaola ed ho visto due casse
piene di tegole. Terminata la riparazione mi sono accorto
che rimanevano sul tetto parecchie tegole inutilizzate, ho
quindi usato una cassa, ho fissato una corda in basso e sono
risalito per riempire una cassa di tegole, poi sono sceso e
ho staccaato la corda. Purtroppo la cassa di tegole era piu'
pesante di me e prima di rendermi conto di cosa stava
accadendo la cassa ha cominciato a scendere sollevandomi da
terra. Ho cercato di aggrapparmi alla corda e a metà
cammino da terra ho incontrato la cassa che scendeva la
quale mi ha colpito ad una spalla, intanto ho continuato a
salire battendo la testa contro il muro, la trave e la
grondaia e schiacciandomi le dita nella carrucola. Arrivato
all'altezza del tetto, nel momento in cui la cassa tornava a
terra la cassa tocco' terra con tale violenza che il fondo
della cassa si frantumo' disperdendo le tegole sul suolo. A
questo punto mi trovai piu' pesante della cassa ripartii a
tutta velocita' verso terra, colpendomi la tibia con la
cassetta che risaliva a forte velocita'. Quando sono
atterrato le tegole rotte che si trovavano sul suolo mi
ferirono gravemente. Non ho fatto neppure in tempo a svenire
che la cassa ridiscese cadendomi in testa e mandandomi
definitivamente all'ospedale.

Ndovina chedè

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10 maggio 2005

Il sognatore

E’ nel battito dell’occhio
sognante
l’incanto di visioni
che il cuore intesse.

Un’aura sottile
profumo fuggevole
d’abissi senza profondità
mi trascinano.

Fili di luce
mi cercano,
danzano follie
senza futuro.

Onde riverberano
echi, brividi
dinamici
di braccia mie forza.

Ed è suo il calore,
rossa atmosfera
dove i pensieri
si sciolgono sulla pelle,
senza più senso.

E, mio nettare,
frutto sofferto,
mai colto,
prendi tutto di me e lasciami svegliare.

Il cercatore

Come oro fra le sabbie la scorse;
quando ogni incanto era ormai spento
la intravide, immagine tremula,
accenno di poesia e desiderio.

“Fin dove si estende la tua vena?”
chiese, inginocchiandosi presso di lei,
con ansia negli occhi, all’occasione
tanto insperata, tanto agognata.

Ma lei restò silenziosa, tacque,
e tace ancora,
sola gemma tra le rocce,
oziosa.

Da allora sempre vaga
fra i pensieri della gente.
“Cerco la luce” dice a chi lo interroga
sul suo vagare senza meta apparente.
E i suoi occhi non vedono
e la sua pelle
il sole non soffre.

Sempre la cerca, e le sue
tracce si perdono in scie
di sogni nascosti.

09 marzo 2005


Art Nouveau, Victor Horta, Maison Tassel Posted by Hello

Visit www.odilialiuzzi.it Posted by Hello

10 febbraio 2005

Telefonata di Roy (monologo)

"Adesso disinstallo Windows XP! Domani esco un attimo vado e compro Linux!!"
...
"Stavo riinstallando le DirectX 9.0.
Hai presente quel messaggio di errore che scatta a volte
quando installi drivers non sicuri?
Quello che dice che non hanno superato il test Microsoft Logo?
Ecco, quello.
Di solito puoi premere OK e l'installazione prosegue comunque.
No. Non posso farlo.
Semplicemente mi dice che il programma non verrà installato."

"Ma lo sai chi le fa le DirectX? La Microsoft!"

"Contatta l'amministratore di sistema."
"E chi, Bill Gates!?"

08 febbraio 2005

The Most Roy

06/02/05 22:20 Atto di rispetto a Dustin Hoffman


La certezza su questo mondo purtroppo
( tranne alcuni rari casi ( ti invito a
leggere l'articolo di cui sopra )
( che provvederò ad inviarti appena lo termino
) ) non esiste, (quindi il fatto di aver ricalcolato
12 volte il problema (con varie varianti )
e l'aver trovato gli errori che hanno commesso
i miei compagni, anzi, camerati
( basandomi unicamente sui risultati che hanno
detto di aver trovato ) ).
In base al suddetto postulato non posso
iniziare a gongolarmi, ne a disperarmi,
il che è duplicemente brutto perché mi
consente di illudermi ( anzi peggio di
auto-illudermi ) ma non di prepararmi
alla umiliazione.

Ma non temere se riesco ( entro domani
sera quando torno a casa ) a capire come
si inviano le e-mail dal cellulare
( costa meno di un messaggio !!! )
(altrimenti molto più semplicemente te
la mando il pomeriggio da casa ) saprai se
dovrai inviarmi l'ennesimo tributo di rispetto
ed ammirazione, o apprendere tra
mille giri di parole un ignominioso fallimento.

13 gennaio 2005


Andate su qualche negozio on line e compratemele. Grazie :D Posted by Hello

21 dicembre 2004


Auditorium di Renzo Piano Posted by Hello

16 novembre 2004

Misiri e il web

15 Nov 04,h: 17:29


Questa NON è una e-mail. E' una vera e propria denuncia che dovrebbe estendersi
sino alle più remote e inaccessibili perti del mondo, anzi, che dico...
DELL'INTERO UNIVERSO!
Tutto ebbe inizio nella mia cara testolina, quando una vocina flebile e mistica
mi sussurrava alle orecchie "...oramai stai andando all'università... fatti
l'ADSL... tutti hanno l'ADSL... se non ti fai l'ADSL non solo non sei cool, ma
rimani unico fessacchiotto a scaricare la roba in internet a due kbsecondo, e ad
aspettare quella piccola barra di caricamento in basso, di explorer, mentre fa i
suoi porci comodi...".

A me, la parola ADSL metteva tristezza... ma comunque, per amore del progresso,
feci quella cara telefonata al 187...

Aspetto la fine del nastro registrato della gatta morta che fa tutte le
presentazioni e le pubblicità possibili immaginabili... dopo un paio di numeri
sulla tastiera, finalmente una forma di vita organica risponde al mio grido di
speranza.

Riesco a farmi attivare l'ADSL, ma non mi faccio mandare il modem, visto che mi
avevano detto che avrei dovuto affittarlo. Andai a comprere il modem.

32euro. E vabbè.
Passò il tempo. da un due tre giorni mi dissero che dovevo aspettare una
settimana. Dopo una settimana, due settimane. Dopo le due settimane, ancora
qualche giorno. Dopo qualche giorno, ritelefonai, e la donnola dietro la
cornetta disse, con voce candida, Ecco, la connessione è stata attivata.
"Bene, e come mi connetto?".
"Metta il cd autoinstallante!"- disse.
"Non ho cd autoinstallante."
"Allora non lo so."
(...)
"CHE COSA HA DETTO???"
"EHM...io non lo so, questa è la sezione Commerciale... deve fare il numero 187,
poi il 2, poi il..."
"il 5, certo... SONO GIà SEI VOLTE CHE MI COLLEGANO AL VOSTRO REPARTO!"
"Non so che dirle, devono essere occupati... vada in un punto 187 e s'informi,
si faccia dare il cd, non lo so..."...

Vado a Frascati. Ecco La loro risposta: "Devi per forza comprare il modem ADsl
DA NOI."...
Certo. Il vostro modem A.D.S.L.... Abbiamo Diritto a Solarvi Lestamente! Ecco
cosa, brutti...

"Ci penserò... arrivederci e grazie"-risposi.

ora, dopo lotte e magheggi, Gennaro ha reperito un modem ADSl con attacco
Ethernet....
L'ho re-installato 3 volte. Poi, come una faina, ho caricato il piccolo modem
56k,mentre mi scaricavo da un sito le lezioni di Arte, e ho scritto tutto sto
casino...

Misirizzi

09 novembre 2004

Turisti per caso: "Gesù è sepolto al Colosseo?"

Alla fine del tour del Colosseo il turista texano chiede, un po' seccato: "Scusi, ma la tomba di Gesù, non ce la fa vedere?" La guida turistica è abituata a non farsi cadere le braccia: "Verrebbe voglia di rispedirli all'aeroporto - racconta - ma con pazienza dobbiamo spesso spiegare che Cristo, a Roma, non ci ha mai messo piede". A fare strafalcioni di ogni tipo, raccontano le guide capitoline, non sono solo turisti d'oltreoceano, ma molto spesso anche italiani. C'è chi interrompe le spiegazioni candidamente: "Lei parla sempre di Avanti Cristo, Dopo Cristo. Ma chi è questo Cristo?". E a San Pietro, quando si vedono indicare la storica finestra, chiedono: "Il papa? E chi è?". C'è poi la delusione di fronte alla Cappella Sistina. In tanti commentano: "Tutto qui?". E l'Arco di Costantino? Una giapponese storce il naso alle spiegazioni della guida: "Made in Italy? Ma se è una copia dell'Arco di trionfo di Parigi!"

Tratto, ignominiosamente, da Leggo 8/Nov/04

29 ottobre 2004

Com'è bello respirare lo smog e gli smokers

Nella metro di Roma, (talmente la sporicizia), una volta mi sono mangiato un'unghia: ho avuto mal di gola per una settimana.

Sui monti di pietra
può nascere un fiore...

...TA'!
Evviva la manovalanza edilizia!

26 ottobre 2004

Non dico di avere talento...

Qualcuno sarebbe così gentile da trovarmi una casa editrice?
Magari che accetta il mio libro?

Graazie

23 ottobre 2004

Castelli Romani tuning presents:


TOO fast - TOO furious !Posted by Hello

E Misiri scrisse

Ciao! Mamma quanto tempo, vero? Scuole diverse, professori diversi, facce nuove…nuove strade si aprono all’orizzonte. Sembra che la scuola come la conosciamonoi sia oramai conclusa, finita.
Ora siamo universitari!!! (Eh, che sedere!-DIRETE VOI, GIA’ VI SENTO).

Avete indubbiamente ragione. Anche io mi sento alquanto strano. Mi alzo la mattina alle sei, per trovarmi alla Facoltà in anticipo, così da non trovare tanta gente sul bus, per non trovare tante persone stipate come bestie nella metro, per non dover correre per arrivare poi all’ultimo momento, sennò ti prendono il posto più bello. E qui si mietono le soddisfazioni, che credete? Alla fine facciamo per la strada tutti lo stesso pensiero, e alle sei di mattina trovo tutta Grottaferrata in piedi, in piazza, ad aspettare un autobus -toh, proprio quello che servirebbe a me-, a malapena trovo il posto. Poi nella metro, pare che tutti aspettino il miotreno, o meglio aspettino me. Appena entro, trovo un casino di gente sulla linea gialla, quasi fosse una linea di trincea, con il coltello tra i denti come i bucanieri, con il giornale Metro che fanno finta di leggere, che prendono perché è gratis, altrimenti non leggerebbero nemmeno con un fucile puntato alla tempia. La voce dello speaker fa: “ci scusiamo, ma a causa di un improvviso problema tecnico il treno subirà un lieve ritardo”. Tre minuti e arriva il treno. Siamo in cinquemila, tutti sulla linea gialla. Il macchinista ci vede con la faccia spaventata, e io lo leggo, sì, lo leggo nei suoi occhi, che vorrebbe tirare quella strabenedetta manopola e scappare a folle corsa verso Battistini, che credo si possa paragonare al “Paradiso dei macchinisti che partono dall’Anagnina”. Invece no. Apre le porte, e tutti entrano con impeto per prendere i posti a sedere. Fioccano bestemmie mugugnate (perché nessuno ha la forza di dire nulla, a quell’ora). Io entro, mi appendo ad un supporto qualsiasi, e contro ogni buona mattina le fermate da fare. Anagnina-Flaminio… 19 FERMATE!!!Ogni giorno mi sento un poco macchinista, sapete? Ogni giorno mi avvicino alla salvezza, nel viaggio… solo che scendo a Flaminio, a al “paradiso” non ci arrivo praticamente mai. Nella metro stiamo tutti stretti, e penso chi me lo ha fatto fare, a svegliarmi alle sei, per quel casino. Comunque, 19 fermate della metro stordiscono peggio di una tirata di cocaina corretta col benzene… quando scendo ho bisogno degli occhiali scuri, e mi devo far portare verso l’uscita dal cane per ciechi. Ah, l’uscita!
…cominci a vedere la stazione metro prima della tua allontanarsi piano, con la gente che corre per le scale perdendo il treno. Prendi la cartella, e la metti davanti, come scudo e nello stesso tempo ariete. Carichi il respiro, ti entra dentro i polmoni tutto quello schifo di odore di metro nelle narici, di sudore,di sonno… vedi che la galleria finisce, ed incominci a intravedere la luce. Carichi il tuo urlo di battaglia, e lì- SI', IN QUEL MOMENTO COSI' POETICO- Partela musica di MOMENTI DI GLORIA, e AL RALLENTATORE esci dalla metro investendo in pieno uomini, donne, bambini, vecchiette, carabinieri, controllori (quelli con cattiveria, magari), ed esci fuori, mentre la gente ti corre appresso saltellando, slacciandosi le scarpe, con la maniacale idea di lapidarti adovere…
(beh, intendiamoci, non è proprio così…. Forse ho esagerato un pochino, lo ammetto… MA MI SPEGATE PERCHE' RENDE COSI' BENE L’IDEA, PER FAVORE???);E che Miseria…

21 ottobre 2004

Spremuta di neuroni!!!

Giocate a Myst (uno qualsiasi), giocate...

Poi lasciate commenti se iniziate ad avere visioni mistiche...

20 ottobre 2004

Don't you ever

E' la caduta senza fine dei senza scopo
l'urlo che getti nella voragine ingorda senza vedere cosa?
Non c'è motivo né fine ultimo
né primo sarà chi l'ultimo è stato

Getta getta via ogni cosa e pensieri
che si affollano
o si dileguano
è vapore la mia anima?
O forse, cosa?

Mi stai guardando lo so che
lo stai facendo
lo stai facendo vero?
non c'è niente da vedere

15 ottobre 2004

Mi sono ritrovato una casella di posta da 250 Mb. Fino a pochi giorni fa erano appena un paio di mega o giù di lì... Posted by Hello

11 ottobre 2004


Era un'estate piuttosto calda e la birra era già finita. Posted by Hello


Sto assettato fore 'o bar
con davanti tre Cynar
tre Sambuche, due Martini
ventiquattro Gingerini

Ho bevuto tre Negroni
quattro cascie di Peroni
'nu cartone 'e vino russo
due bottiglie di Petrusso

Vedo tutto un po' appannato
ed il mondo rivoltato
la bottiglia che si è rotta:
'o barista a capa sotta

Il liquore sta scorrendo
e per terra è tutto un lago
mentre un dubbio mi tormenta:
- Ma pe' ccaso sto' 'mbriaco? -

Copyright Tony Tammaro inc.

09 ottobre 2004


Che getto!!! Posted by Hello

04 ottobre 2004

22 luglio 2004

Dubbio epico

Ma se le ore di Italiano sono dette ore di Lettere, perché le ore di Matematica non sono dette ore di Numeri?

19 luglio 2004

Messaggio da Roy

E bravo il nostro Dario (non uso le maiuscole perche qui in argentina non ci sono sulla tastira), l'unico opponente al dominio dei grandi 3 (Pasco D'Amico e Crem Crem). E si una nuova era si e appena aperta ai nostri occhi, un era in cui le raccomandazioni varranno come la bravura un era un cui be lasciamo perde                                            
 
Roy Bellingan

18 giugno 2004

La biblioteca pt.1

“Sì, va bene. Ci vediamo domani alla biblioteca, alle nove e trenta…”
“Mhn… a quell’ora starò a scuola di Daniele…”
“Ok… facciamo alle nove e quarantacinque. Io inizio e tu poi mi raggiungi”
“Ok. Allora chiamo Pri…”

“Mhn… ma che è sto rumore?”
Ci sono momenti tristi, nella vita di un ragazzo.
Ci sono momenti tristissimi, per i quali sviluppiamo davvero un odio profondo, che come uno spillo sottile si infila nella carne, e provoca dolore…
La sveglia.
In stato di dormiveglia (sarebbe più giusto dire in stato di dormidormi), mi scaravento come una bestia inferocita contro quella scatoletta rumorosa, e quasi stacco la spina a morsi.
Vado al piano di sotto, volando per le scale, e mi appresto a fare colazione.
Quello che vi presento è il bilancio:
18 biscotti effettivi, di cui:
2 biscotti caduti a terra;
4 naufragati e spersi nel fluttuoso caffellatte;
11 spappolati dal cucchiaino;
1 andato, l’ultimo, finalmente in bocca integro.
Poi sclerando sono andato a vestirmi…

Misiri

12 giugno 2004

Per Erika

Ti voglio bene.
Mi mancherai.

08 giugno 2004

Metafisica

Cos’è la metafisica?
Un dizionario della lingua italiana riporta: “parte della filosofia che tratta dei principi universali della realtà, posti oltre la conoscenza sensibile e al di là di ogni esperienza diretta.”
Lo stesso dizionario afferma, alla voce “filosofia”: “ricerca che si propone di raggiungere una visione generale e comprensiva della realtà, attraverso l’indagine delle ragioni prime d’essa e un’interpretazione unitaria e coerente delle diverse manifestazioni del sapere.”
Immediata è la stretta correlazione fra i due termini: se la filosofia vuole analizzare e comprendere la realtà, nella metafisica essa trova i principi ultimi della sua ricerca; osservando le due definizioni si nota come, mentre il quadro che la filosofia fornisce può anche arrivare ad essere sufficiente per spiegare i fenomeni logici che incontriamo nel nostro “soggiorno nella realtà”, essa stessa non può dichiararsi compiuta, non può arrivare a descrivere l’interezza e la globalità della realtà (sempre che di realtà si possa parlare) con gli strumenti che nella realtà fisica e fenomenica essa trova. Per fare un esempio, potremmo raffigurarci il filosofo alle prese con la metafisica come un cieco che cerchi di spiegare l’essenza dei vari colori ad un altro cieco. [di ciò di cui non si può parlare, occorre tacere. – Wittgenstein: forse è anche questo ciò che voleva dirci Wittgenstein, non che la metafisica non abbia senso o non esista, ma che non sia spiegabile in termini umani, con parole e proposizioni logiche] Anche se non possono vederli, i colori esistono, sono reali, che quei due ciechi riescano poi a intravederli o meno con l’occhio della mente. Lo stesso dicasi della metafisica: l’uomo non è mai riuscito, e forse mai riuscirà, a venirvi a patti, ma non rinuncia mai all’idea che essa esista, non rinuncia mai a ricercarla, pur non comprendendola.
Chi può dire in effetti che la metafisica non possa sussistere come possibilità nell’animo dell’uomo? Nel nostro secolo abbiamo assistito al rinnego della metafisica: questione molto ben espressa da Nietzsche con “L’uomo folle e la morte di Dio”. L’uomo ha rigettato tutto ciò che è al di sopra di lui e delle sue capacità, sia tecniche (tecnologiche) che mentali (morali): non esiste più un Dio a stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che è possibile e ciò che non lo è. [se Dio non esiste, tutto è permesso – Dostoevskij: tutto infatti è stato permesso: dov’è l’etica della scienza? Bombe atomiche, clonazione oggi… E la morale? L’Olocausto?]
L’uomo è interamente padrone di sé stesso.
Secondo Nietsche, dal nichilismo passivo, in cui tutto perde significato (la realtà, i desideri, le passioni) e l’uomo tende all’auto-annientamento, egli doveva passare a quello attivo, in cui sostituirsi a Dio e assumere un atteggiamento di critica e di capovolgimento di tutti i valori precedenti e costruire un uomo nuovo: il Superuomo.
Ma dalla morte di Dio finora sembrano essere conseguiti solo effetti negativi; l’uomo, se anche può esserne in grado, non ha ancora ricostruito nulla: i valori vanno semplicemente scomparendo, e gli unici che vi si sono sostituiti sono quelli del denaro e del piacere.
E, c’è da dire, l’uomo, anche in questo secolo non ha effettivamente accantonato la metafisica: elementi mistici e magici continuano a permeare la cultura anche della più atea delle civiltà. Ma, più semplicemente, non può morire la metafisica se insieme ad essa non muoiono l’arte, la poesia: i sentimenti. E questo, onestamente, non sembra essere possibile.
E’ interessante anche considerare il pensiero di Heidegger: esso vede nel rifiuto della metafisica di Nietzsche nient’altro che una nuova religione: un ritorno alla metafisica, stavolta dell’uomo, dei suoi poteri: se egli è Dio la scienza e la tecnica vanno con lui a formare una sorta di mistica trinità che impone la sua fede all’umanità del novecento che crede di rigettare la metafisica quando non si sta semplicemente accorgendo che proprio da essa si sta facendo nuovamente irretire.
Nel nostro tempo c’è stato una sorta di ritorno alla metafisica; la civiltà occidentale tanto atea e razionalista si è lasciata invadere felicemente da stormi di idee e concetti presi in parte o in blocco da quelle che erano e sono le filosofie orientali, dando origine, per esempio, al movimento New Age. E ne vediamo il riflesso nella letteratura e nel cinema: fino agli anni settanta il fantastico, nei romanzi come nei film, era rappresentato quasi esclusivamente in forma fantascientifica: non c’erano fenomeni soprannaturali, elementi magici. Tutto era riconducibile alla scienza e alla mente umana. Ora c’è un’inversione di tendenza, tutto questo non va più di moda. Siamo tornati al medioevo, all’era di draghi, druidi e cavalieri, rune e incantesimi. I malvagi demoni fino a poco tempo fa tanto temuti sono divenuto oggetto di racconti, addirittura nei cartoni animati. Non sorprende quindi che questa generazione abbia un concetto diverso di tutto questo sistema di cose. Naturalmente, essa fa tutto eccetto che rigettare la metafisica nella quale anzi si getta con rinnovato entusiasmo. Sembra quasi che, se il novecento è stato il secolo in cui la metafisica è stata sepolta, il duemila sia quello in cui essa risorge a nuova vita. Il punto sta nel fatto che, come già affermato prima, non potremo mai liberarci di essa, per quanto l’uomo possa sforzarsi (fortunatamente).
Prendiamo ora in considerazione il pensiero di un altro filosofo, Bergson. Nell’“Introduzione alla metafisica” egli spiega come la metafisica sia l’organo conoscitivo della filosofia: essa è in grado di penetrare intuitivamente le cose e arrivare così a conoscerle dall’interno, con immediatezza, per ciò che esse sono in senso assoluto, e non relativamente come la scienza. In realtà quest’ultima non fa altro che confrontare, analizzare, mettendo in comune differenze e analogie nelle varie forme degli oggetti del suo esame, impiegando simboli che vanno a costituire una specie di maschera, una caricatura che richiama alla nostra coscienza l’essenza di una cosa. Essenza che l’uomo può cogliere direttamente attraverso l’uso di quella sua abilità innata, inspiegabile in termini fisici: la metafisica.

Se qualcuno ci chiedesse cos’è la metafisica, potremmo dirgli questo:
Come la scienza ti si rivela limpida e logica nella sua razionalità, nelle sue formule e proposizioni, la metafisica ti si manifesterà ancor più chiara e immediata nelle tue emozioni. Vieni con me: ti porterò a passeggio in una città, Roma, per esempio, di notte, nei vicoli oscuri dove gli uomini dormono e le donne e i fanciulli sognano, dove i loro sospiri vengono a farti da voci delle stelle, e la luna è il gioiello che guida i passi del tuo cuore. Lì, sul ponte sotto il quale l’acqua mormora parole segrete e cangianti alla luce della notte, dove inizi a sentire il violino di un vecchietto insonne aleggiare fra i muri delle case come un fantasma, lì dove la musica penetra il tuo cuore con un brivido, allora avrai già terminato di capire cos’è la tua metafisica.

07 giugno 2004

Pasquale fece poi tutto tranne Italiano

Allora, non posso che gridare a squarciagola questo giorno infausto.
Orbi di nervosismo, io e Dario abbiamo cominciato questa apocalittica impresa di far funzionare il carissimo Warcraft II su questo scaldabagno con la spina.
Non oso immaginare che diamine possa accadere alla nostra psiche irritata, se le nostre aspettative andassero in fumo... con molta probabilità prenderemo questo bieco harddisk e lo lanceremo ad una velocità tale (tanto sarà il nostro furore contro di esso) da fargli compiere un'orbita intorno alla terra.
Con tutto il driver, poi, che si chiama "WMER".
Sì, avete capito bene... ditelo con una cadenza francese! Come esce? "Eh..."-direte voi-"una me....r"..

E, in seguito all'installazione del driver, essendo lo schermo "scamazzato" in tutte le direzioni, Dario lo sistemò, e si guadagnò l'appellativo, affibbiatogli da Pasquale, de "l'uomo che sussurrava ai MONITOR"....

Misiri

Dieci minuti dopo (Dario alla tastiera)
Abbiamo smontato il pc.
Ho riavvitato l'harddisk ringraziando sentitamente Mr. John Grisham per il suo concreto appoggio e sostegno (concreto sul serio... era pure un'edizione cartonata).
Ho messo il jumper per dire al bios di m**** che l'harddisk era lo slave.
Windows 98 ha pensato bene di farsi cagare per questo il registro e si è piantato, riavviato e ripristinato le condizioni iniziali, disinstallando i tanto sudati Directx8, driver ATI e Warcraft II (inizio a pensare che sto gioco porti seccia...).
Ora riinstallo tutto. Poi riattacco l'altro harddisk e chi s'è visto s'è visto, ho già dato.
...akkhakhà...

03 giugno 2004

Vacca stesa

Cosa diavolo è un blog?

Anybody knows how to play warcraft II without damn VESA?